domenica 5 febbraio 2012

e finì che mi virtualizzai...


Dal 2009 a oggi è passata tanta di quell'acqua sotto i ponti che servirebbe un censimento e un ampio lavoro di analisi per capire dove ero e dove sono adesso, soprattutto come ci sono arrivato.
Non che sia approdato a chissà quale illuminazione o condizione di pace e comprensione, di certo mi trovo a fare un lavoro che non avrei mai immaginato e a vivere la maggior parte del mio tempo con persone che fino a poco tempo fa non conoscevo.
In tutto questo rimestare, il mio bel libretto (unica mia produzione che ha visto la luce fino ad oggi) a tre anni dalla sua gloriosa (si fa per dire) pubblicazione cartacea, si è dato una stiracchiatina, un leggero lavoro di editing e via! pronto per buttarsi nel mercato digitale degli ebook.
Ho iniziato a leggerli io, non poteva che adattarsi anche lui.
E se faceva uno strano effetto vedere il proprio file .doc trasformarsi in un (sottile) rettangolino di fogli di carta esposto nella libreria di Termini, vederlo con l'estensione .mobi e .epub sul proprio iPad non è certo da meno.
Anche stavolta dovrei ringraziare tante di quelle persone che ci vorrebbero i titoli di coda al libro (c'è un qualche autore italiano che lo fa e mi sembra un'idea simpatica). Per farla breve faccio giusto i nomi dei due amici che sono stati più direttamente coinvolti nelle mie questioni letterarie degli ultimi mesi: Giulio Cok (che ha fisicamente montato l'epub e che si è preoccupato di dargli una forma) e Laura Perrotta (per aver risvegliato lo scrittore un po' assopito e recalcitrante).
Bene, detto questo... cliccate qui che poi si torna alla realtà!

V.

lunedì 26 dicembre 2011

Ricetta: Bibimbap

Tornato dalla Thailandia, al primo natale italiano, Yoko e io ci mettiamo a cucinare coreano. Cosa c'entra? non lo so, però il bibimbap è proprio proprio buono! Vero Laura?

Ingredienti per due persone
1 ciotola di pietra (io ho usato la ciotola di metallo da fonduta valdostana, non sarà perfetta ma ha fatto il suo dovere)
2 ciotole di riso gohan
2 uova fresche
200 gr di spinaci
200 gr di germogli di soia
200 gr di funghi shiitake (o prataioli, o quelli che vi piacciono di più)
200 gr di carote
2 zucchine piccole
olio di sesamo
semi di sesamo (io e Yoko abbiamo usato i semi neri, ma altre volte l'ho mangiato con i semi bianchi)
aglio a volontà
pasta di peperoncino piccante (se non l'avete potete usare il peperoncino e il ketchup)
salsa di soia
sale
zucchero

Preparativi di base
Metti per almeno mezz'ora gli shiitake a mollo nell'acqua così da farli reidratare. Ta
glia via il gambo duro e tagliali alla julienne.
Taglia le zucchine alla julienne e mettile sotto sale per dieci minuti, poi scola via l'acqua.
Taglia le carote alla julienne.
Sbollenta gli spinaci in poca acqua e senza sale, poi sciacquali subito con acqua gelida e lasciali a scolare bene.
Friggi le due uova al tegamino facendo attenzione a lasciare ben crudo il tuorlo.
Taglia finemente vari spicchi d'aglio

Procedimento
Uno di seguito all'altra salta in padella in questo ordine, aggiungendo ogni volta un po' di olio di semi e facendo nuovamente un soffritto di aglio (senza aggiungere altro se non specificato). Tutte le verdure devono rimanere croccanti e devono essere cucinate con un po' di olio di sesamo
1. germogli di soia,
2. zucchine,
3. carote,
4. spinaci,
5. shiitake da saltare con 2 cucchiai di soia e uno di zucchero

Impiattamento
Riscaldate fino a rendere rovente la pentola e cospargetela di olio di sesamo. Quando l'olio inizierà a friggere spegnete il fuoco o toglietela dal forno.
Mettere il riso bianco sul fondo e disponete ordinatamente le verdure sopra. A chiudere il tutto mettete l'uovo al tegamino e portate a tavola.
Prima di mangiare girate il tutto ammirando l'uovo che sfrigola sui bordi della pentola e il riso che si tosta. Potete aggiungere o meno la pasta di peperoncino a vostro gusto.

V.

ps: di bibmbap ne fanno di molto più complicati e affascinanti.. questa è la mia versione semplificata/vegetariana/celiaca/italianmarket-friendly :D

mercoledì 14 dicembre 2011

Una falsa lettera aperta


In rete girano un sacco di boiate e di bufale. Dalle tanto ricercate foto di Brad Pitt nudo a quelle del papa che se ne va a passeggio in gonnella per Roma (ah no... quelle sono vere).
Giusto oggi un mio caro amico portoghese ha pubblicato sul suo profilo una bufala di internet che gira, ho scoperto i dettagli dopo estensive ricerche (5 minuti con google), dal 2000.
Falsamente attribuita a un certo professorone dell'Università della Virginia (professorone realmente esistente tra l'altro), in risposta a un comunicato radio omofobo di Laura Schlesinger, ex ebrea ortodossa neo conversa, effettivamente speaker di un programma radio statunitense, parte dal presupposto che l'omosessualità è giustamente da considerare un abominio, come insegna la Bibbia e prosegue, citando punto per punto, una serie di altre abiette pratiche che la bibbia condanna e che trova giusto seguire, in un gioco dell'assurdo molto divertente.
Comunque, tornando alla storia della lettera, cerca che ti ricerca ho trovato varie smentite del professore, che afferma di non aver mai scritto questa lettera (per quanto, pare ne condivida il messaggio, e la storia di questa lettera che negli anni è stata indirizzata a Bush Jr., al prete di una congregazione locale e a vari altri personaggi notoriamente omofobi.
Bé, giro della bufala a parte, il testo della lettera è molto carino e ve lo giro volentieri! (Vi lascio vuoti gli spazi dove mettere il nome del destinatario, quello della sua attività e quello del mittente per usi personali futuri in caso ne necessitiate!)

Dear XXXX:
Thank you for doing so much to educate people regarding God's Law. I have learned a great deal from your XXXX, and try to share that knowledge with as many people as I can. When someone tries to defend the homosexual lifestyle, for example, I simply remind them that Leviticus 18:22 clearly states it to be an abomination .... End of debate. I do need some advice from you, however, regarding some other elements of God's Laws and how to follow them.

1. Leviticus 25:44 states that I may possess slaves, both male and female, provided they are purchased from neighboring nations. A friend of mine claims that this applies to Mexicans, but not Canadians. Can you clarify? Why can't I own Canadians?
2. I would like to sell my daughter into slavery, as sanctioned in Exodus 21:7. In this day and age, what do you think would be a fair price for her?
3. I know that I am allowed no contact with a woman while she is in her period of Menstrual uncleanliness -Lev15: 19-24. The problem is how do I tell? I have tried asking, but most women take offense.
4. When I burn a bull on the altar as a sacrifice, I know it creates a pleasing odor for the Lord -Lev.1:9. The problem is my neighbors. They claim the odor is not pleasing to them. Should I smite them?
5. I have a neighbor who insists on working on the Sabbath. Exodus 35:2 clearly states he should be put to death. Am I morally obligated to kill him myself, or should I ask the police to do it?
6. A friend of mine feels that even though eating shellfish is an abomination, Lev. 11:10, it is a lesser abomination than homosexual ity. I don't agree. Can you settle this? Are there 'degrees' of abomination?
7. Lev. 21:20 states that I may not approach the altar of God if I have a defect in my sight. I have to admit that I wear reading glasses. Does my vision have to be 20/20, or is there some wiggle-room here?
8. Most of my male friends get their hair trimmed, including the hair around their temples, even though this is expressly forbidden by Lev. 19:27. How should they die?
9. I know from Lev. 11:6-8 that touching the skin of a dead pig makes me unclean, but may I still play football if I wear gloves?
10. My uncle has a farm. He violates Lev.19:19 by planting two different crops in the same field, as does his wife by wearing garments made of two different kinds of thread (cotton/polyester blend). He also tends to curse and blaspheme a lot. Is it really necessary that we go to all the trouble of getting the whole town together to stone them? Lev.24:10-16. Couldn't we just burn them to death at a private family affair, like we do with people who sleep with their in-laws? (Lev. 20:14)

I know you have studied these things extensively and thus enjoy considerable expertise in such matters, so I'm confident you can help. Thank you again for reminding us that God's word is eternal and unchanging.

Your adoring fan, XXXX


:)

V.

ps: ricordate anche di sostiuire i canadesi e i messicani con francesi e svizzeri per rendere locale la lettera se siete in Italia!

sabato 19 novembre 2011

Dopo lufthansa, easy jet

Diciamolo chiaro e tondo: era cominciata male; le prime avvisaglie della sola c'erano già state. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe successo in seguito, ma di certo avrei dovuto tenere gli occhi aperti perché si percepiva una falla, da qualche parte l'acqua entrava e quando siamo arrivati in aeroporto ormai ce l'avevo già alle caviglie.
Ero uscito di lavoro con un ritardo terribile, avevo solo 50 minuti per arrivare al gate a fiumicino dai parioli. Armato di carta d'imbarco (in mano a giulio a piazza bologna), valigia piena (a casa a colli albani ancora vuota), fidanzato (con carta d'imbarco a piazza bologna), gruppo di amici (un po' a torpignattara, un po' in giro) e magari anche la pancia piena.
Ho chiamato trafelato Giulio che mi dice serafico: l'appuntamento tra 50 minuti è quello alla stazione dei treni di tuscolana, non il volo. Sei il solito rincoglionito. E i tuoi documenti ce l'ho già io. Ci vediamo lì.
Mi faccio passare la tachicardia, passo da casa, nutro i mici, faccio la valigia. Trovo persino il tempo per una doccia.
Arrivo alla stazione... e mancano Roberta e Jacopo.
Il treno è in anticipo, loro non ci sono.
All'ultimo momento arrivano, saltano sul treno. Siamo tutti. Crisi rientrata.
Treno in Ritardo di 20 minuti, poco grave, dovremmo farcela.
La fila del controllo sicurezza dell'aeroporto comincia a Fiumicino. Fiumicino paese. Arriviamo al primo controllo valigia ormai mummificati dall'attesa. L'hostess di terra azzanna roberta alle gambe: "la sua valigia è troppo grande, la deve imbarcare!". Dieci minuti di "ma no" "ma sì" "ma ci sta" "ma le dico di no" "ma vede che..." "ma non la faccio salire in aereo"...
Alla fine abbandoniamo roberta, da questo momento nominata "l'animale ferito lasciato indietro dal gruppo" e proseguiamo al controllo sicurezza. Leva la cinta, togli gli scarponi con le borchie, togli il chilo di forcine, svuota le tasche, ipad, ipod, iphone, ichecavolocheteseporta. Quindi rivestizione. Borchie forcinate, itutto, cinta, pantalone, documenti.
L'aereo? Ha 10 minuti di ritardo. Roberta può farcela.
Ci raggiunge e andiamo avanti. Lei impoverita di 50€, noi un po' più sfatti di prima.
Finalmente al gate. L'aereo ha 40 minuti di ritardo. La fame prende il sopravvento. Da spizzico? Anche questa fila comincia a Fiumicino paese. L'unica è il chiosco dei vini toscani. Una bruschetta al pomodoro, 13€. Magari un bicchiere di chianti a stomaco vuoto fa al caso mio. Butto giù il vino e inizia lo sverno verso il gate. Consegno la carta d'imbarco e il passaporto, "la valigia a mano deve essere solo una". Vabbè ma è solo una tracolla.
"Solo una".
Riapri valigia, infila borsina, salva l'ipad che si spiaccica, rimetti dentro la sciarpa che è uscita fuori. Richiudi valigia. Pronto. Passo il gate.
Salgo sul pulmino, stiamo fermi per un altro quarto d'ora. Arrivo sull'aereo strafatto di vino e stanchezza. Quasi contento.
"carta d'imbarco e documento prego".
Devono essere in tasca.
No.
Devono essere in valigia.
No.
Devono essere sulla scrivania dell'hostess di terra, al gate.
Sì. Le hai poggiate lì per mettere la tracolla nella valigia e non le hai riprese.
"guardi sono al gate, qui dietro"
"mi dispiace ma senza non posso farla partire"
"sì certo, tra l'altro il documento mi serve domani mattina che ho il volo per la svezia, però è qui dietro, non si può andare a prenderlo?"
"no, non si può. Siamo in ritardo, se vuole possiamo farla volare lo stesso se sta seduto qui con me"
Ce sta a provà?
"ho capito, ma che ci vengo a fare a Venezia se poi non ho il documento per andare in Svezia?"
"mi dispiace deve scendere"
"ma scusi il mio documento è qui dietro, basta andare a prenderlo"
"la faccio accompagnare"
Troia.
Mi scaricano su un pulmino.
L'aereo decolla. Io sono a terra.
Ma non mi scoraggio. Controllo i treni!
Meno di un'ora per arrivare a termini e prendere un ICnotte per Venezia.
"caro aiutista del pulmino, ma che mi può portare al gate da dove sono partito che ho il documento lì e sarei un po' in ritardo e..."
"no"
"ma scusi è qui a 200 metri.."
"no, la porto agli arrivi"
"ma devo ancora partire!"

Il caro autista del pulmino mi scarica agli arrivi. A chilometri di aeroporto di distanza dal gate da cui non ero partito.
Attraverso l'aeroporto di corsa con la valigia al seguito. Arrivo al gate e trovo l'hostess di terra che se ne sta andando con in mano il mio passaporto.
"ah! Il mio documento!"
"è suo"
"e sì, vede la foto?"
"mi dispiace ma ormai devo portarlo in questura non glielo posso dare così"

E qui ho deciso che il karma mi dava una sola chance per uscire da questo delirio: la supremazia fisica.
Con mossa felina le sono saltato addosso e le ho strappato il passaporto di mano.
Vile, me la sono poi data a gambe con lei che mi strillava dietro.

Arrivo alla stazione dei treni di Fiumicino. Saluto la gente in fila per il controllo sicurezza dell'aeroporto e corro alla macchina dei biglietti. Il treno per termini è, ovviamente, in partenza.
Tedesco in fila all'unica macchina per i biglietti funzionante.
"kome le funziona kvesto koso?"
Traccheggia spingendo bovinamente l'icona di trenitalia, cercando risposte che non poteva dargli.
Mi metto accanto a lui, il volto trasfigurato: una maschera di sudore e isteria.
"si tolga! Dove cazzo va?"
"termini..."
"mi segua!"
Compro i biglietti: per lui, per me e per venezia.
carico il tedesco sul treno.
Vado due carrozze più in là e mi lascio andare a un momento di disperazione.

Arrivato a termini ritrovo il tedesco, lo scarico nel primo mcdonald's che vedo e mi rifugio dal primo indiano che trovo a cercare conforto in delle lenticchie al curry e naan.

Mezz'ora dopo salgo sul mio ICnotte. Affranto, chiamo Giulio. Loro a Venezia, sani e salvi, a cena fuori. Io solo, puzzolente di sudore e curry, i capelli un cespuglio informe, il passaporto un cencio, la valigia sbattuta su tutti i muri e i marciapiedi di termini e fiumicino. Tanto stanco che non ricordo nemmeno perché pensavo di fare un finesettimana riposante in Svezia.

Cuccetta del treno.
Al piano di sotto uomo di 50 anni. Ovviamente russa. Ovviamente gli puzzano i piedi.
Accanto a lui, donnina bionda (scopro poi essere finlandese, madre di...)
Bambino tredicenne al piano di sopra, accanto a me.
Mi lascio rapire l'ipad per instaurare un rapporto umano che non implichi burocrazie dementi.
Anche loro vanno in Svezia. Stesso volo. Bene! Scendiamo insieme allora. Mettiamo tre sveglie diverse per essere sicuri di alzarci alle 5 del mattino. Li istruisco a dovere, da buon autoctono accogliente.

Dopo una notte difficile suona un concerto di sveglie che pure quello sotto di me decide finalmente di mettere i piedi sotto le coperte e darci respiro.
Salto giù dal letto, recupero scarponi, valigia e finlandese, madre e figlio. Arrivo alla porta del treno che si sta giusto fermando il convoglio. Scendo. Loro due fermi sulle scalette.
"scendete maledizione!"
Il bambino tredicenne accende il game boy.
"che fate? Scendete maledizione"
Inizia un nuovo quadro e dice "Padoa"
"ma insomma che vi prende? Questo riparte! Avanti!"
"Padoa" il bambino, glaciale, nemmeno alza lo sguardo.
Io ero un pazzo. Sbavavo, praticamente Medea un attimo prima di mangiare i figli.
"scendete cazzo!"
Si affaccia la madre che il capotreno sta fischiando "siamo a padova, non a mestre, vedi?"
Indica un cartello alle mie spalle.
Le nebbie venete delle 5 del mattino si diradano e mostrano una scritta mostruosa: PADOVA.
Lancio il trolley sopra la testa del bamboccio e mi getto ai suoi piedi mentre si chiude la porta.
Quando parte il treno la mia dignità è sparita.
Il capotreno passa e mi fa
"ti hanno fatto alzare mezz'ora prima eh? Sti stranieri... Che non lo sanno che li avrei svegliati io al momento giusto?"
"eggià... Sciocchi..."

Il resto del viaggio si consuma in silenzio. Solo la musica del gameboy aleggia su di noi.
Scesi a Mestre i due mi salutano e si allontanano con sicurtade scandinava.
Io inizio a vagare tra le nebbie di cittadine in cerca dell'albergo dove il mio letto pagato e mai usato mi aspetta per una mezz'ora di sonno.

Dopo aver dirottato il Lufthansa con un cellulare, Easy Jet mi ha fatto scontare il debito.

A quando il prossimo volo?

V.

venerdì 14 ottobre 2011

Se fossi più simpatico sarei meno antipatico

Oggi mi sono fermato in un bar a San Lorenzo. Un quarto d’ora di attesa. Avevo appuntamento con i rifugiati del progetto scART per parlare di alcuni oggetti che stanno producendo per UNHCR. Plastica riclicata, creatività rifugiata... un sacco di bei discorsi. Sono rimasto quindici minuti davanti al mio caffè americano a guardare la strada. Prima di incontrare scART sono andato a Banca Etica per discutere l’accensione di un mutuo. La miccia ha fatto cilecca.

E non posso nemmeno urlare allo scandalo. Non mi hanno discriminato perché sono gay. Non mi hanno messo i bastoni tra le ruote perché ho un contratto atipico. Non hanno giudicato con sufficienza l’impegno sociale. La ragazza con cui ho parlato è stata brava, umana, comprensiva. Aveva l’agenda e il calendario di Amnesty, una bella faccia sorridente e disponibile. Ma le carte che ho messo in tavola non erano abbastanza buone.

Uno stipendio dignitoso e un contratto super atipico. “La casa è un diritto, non importa se hai un contratto atipico, ti possiamo venire incontro”. Ma nessuna liquidità messa da parte, questo impone un mutuo al 100% con tassi più alti e un rischio maggiore per la banca. Sei solo? Ho un compagno che la legge italiana non riconosce, per loro non importa, se volesse potrebbe essere considerato come un compagno a tutti gli effetti.

Questo si può aggiustare così, quest’altro cosà. Potresti quasi averlo questo mutuo.

Allora dov’è il problema?

Il problema è che non sono loro amico. Non mi conoscono abbastanza, non sanno chi sono, non hanno idea di cosa aspettarsi da me. Essendo un asociale antipatico, non me li sono fatti amici; ho un contratto atipico e nessun risparmio.

E quindi: mi dispiace tanto, ma questo tipo di forzatura per l’accensione di un mutuo la possiamo fare solo per persone con cui abbiamo un buon rapporto.

Insomma il grande nodo della mia asocialità e non amore per il prossimo mi si è incagliato sul pettine del diritto all’abitazione. Andiamo bene! Il nodo del mio scetticismo religioso si incaglierà sul pettine dell’attivismo ecologista? Mha...

In ogni caso mi ha visto così affranto che la signora banchiera si è sentita in dovere di consolarmi (giusto in banca etica vedi scene del genere...). Ma non ti preoccupare, vedrai che ce la facciamo, tu cerca di mettere un po’ da parte per appoggiare l’apertura del mutuo e chiedere meno soldi alla banca, magari cerchi una mano dai tuoi...

Ecco il nodo del rapporto conflittuale con i miei che mi tira i capelli. Pare facile chiedere aiuto. Ai miei poi...

Comunque, non c’era molto altro da dire. La saluto, mi alzo e mi dice: “comunque complimenti”.

Complimenti per essere stato così scemo a provare? Complimenti per la faccia tosta?

No. Questo è il nodo del mio pessimismo e della tendenza alla facile ironia.

Forse non mi ha trovato così antipatico. Forse sarò più simpatico tra un po’. Forse era un complimenti per il tentativo di costruire qualcosa.

Facciamo finta che credo sia così.

Facciamo finta che tra sei mesi torno e magari le cose andranno meglio.

V.

sabato 13 agosto 2011

tra Bangkok e Ayutthaya

e mentre cerco di ignorare le notizie della manovra fiscale di tremonti che mi arrivano dal sito di repubblica, continuo a raccontare qualche cosina della thailandia.

Impavidi come non mai, giorni fa ci siamo avventurati alla stazione di Hua Lampong (vicino vicino Chinatown, cioé casetta) e armati di due biglietti da 15Bath siamo saliti su di un treno di terza classe diretti a Ayutthaya, già capitale del regno del Siam!

I treni in Thailandia vanno a Benzina. Mettiamo le cose in chiaro subito e bene. Fanno più fumo di un motorino piaggio modificato e smarmittano come il peggiore SH con miscela misto benzina-olio di palma. quindi la mia immagine molto eco di questo viaggio (niente aereo per valerio e giulio! tantomeno bus o taxi!) è andata a farsi friggere... vabbé.
Il viaggio in treno però è stato molto interessante (come poteva non esserlo): mentre un continuo struscio di omini e donnine armate di lattine-nocidicocco-risoglutinoso-acqua-frutta-anatremorteappeseperilcollo-succhi-curry-esevuoitifriggoquellochetiparenellapadellachehogiustoquiconme (poi non ditemi che non ricorda un po' un meraviglioso treno partenopeo) c'era tutta una interessante popolazione nel mio vagone.
Accanto a me avevo un ragazzetto senza scarpe che si è addormentato nello stesso istante in cui si è seduto e che è miracolosamente sceso alla sua fermata dopo un'ora di sonno ininterrotto: giulio seduto davanti, che si è addormito nel momento stesso in cui si è seduto e che sono miracolosamente riuscito a svegliare per la farlo scendere alla sua fermata dopo un'ora e quaranta di viaggio; nei posti davanti tre favolose vecchiette intente in questi mestieri mentre il treno deragliava lentamente un po' a destra e un po' a sinistra con asiatico equilibrio tao:
1. si sono girate il medaglione ovale di una di loro con dentro la foto del marito (amante-figlio-precedente identità prima dell'operazione da uomo a donna?) vestito da militare, commentando ammirate quanto gli donassero i baffi (non chiedetemi come l'ho capito, ma era chiaro che parlavano dei baffi del caro estinto, in alternativa dei loro, ma voto che parlassero dei baffi del tipo nella foto che era molto baffuto)
2. hanno mangiato banane fritte, dragon fruit, riso al curry e quelli che sospetto fossero peperoncini crudi, ma voglio credere fossero fagiolini perché non vedo come possano essere sopravvissute, mandando giù acqua, succhi e poco ci mancava pure l'olio del tipo che friggeva
3. hanno osservato, valutato e commentato praticamente ogni passeggero a portata di allungamento di collo e strizzamento d'occhio (io devo aver ottenuto un commento positivo visto che poi si sono sbracciate per farmi capire che eravamo arrivati ad Ayutthaya)
Subito dietro le tre indaffarate un bambino ciccione giocava con mia somma invidia con una playstation portatile (io avevo dimenticato il mio libro di Benni in albergo) mentre la madre lo infornava di riso fritto con pollo e gamberetti. Sono andati avanti per quasi quaranta minuti, superando due livelli del gioco e spazzolando una cosa come 4 etti di riso, 30 gamberetti e almeno quattro petti di pollo. Dietro di loro una schiera di alieni morti a mitragliate e mortaretti.
Dietro il bambino ciccione due signore sniffavano felici il loro viaggio verso nuovi lidi.
Che intendo per sniffavano? proprio questo, sniffavano.
Perché in Thailandia non si fuma (a parte i turisti ricordo forse tre thailandesi che fumavano), qui si sniffa il vicks inhaler o qualcosa che sembra balsamo di tigre. Ma non tanto per farlo o per farsi passare il raffreddore no, è una specie di sport nazionale. Praticato con costanza e dedizione.
Nel post prima dicevo che ovunque mangiano? Bé se non mangiano sniffano, e i più smaliziati mangiano E sniffano tutto nello stesso momento.
Ma attenzione, ci sono due tipi di sniffatori (e le due signore in treno presentavano ognuna una tipologia di sniff):
1. il tipo da vasetto tipo balsamo tigre, modello classico-rurale diciamo - tiene il vasetto in mano con dita molli, nervosamente agguanta il tappo e lo testa, lo accarezza dolcemente e lo stringe, poi lo svita un po', poi lo riavvita, infine lo svita del tutto e si lascia scivolare il coperchio di plastica, con abilità copperfieldiana, nel palmo della mano, e avvicina con vaghezza il barattolo al naso, corteggiandosi le nari con fare disattento, l'occhio rivolto altrove, un lieve sorriso soddisfatto sul viso mentre si aromatizza i tre centimetri quadrati d'aria di fronte. Avanti e indietro, avanti e indietro e uno e due e uno e due, un lieve valzer asburgico aromatizzato. Infine (possono passare dai 30 secondi ai 30 minuti in questo modo, dipende dal grado di padronanza del mezzo) ficca un dito (se parliamo di una donna), o la lunga unghia del mignolo (se parliamo di un uomo) e si porta la sublime pasta odorosa sul labbro superiore o sulla tempia per una spalmatina finale. Riavvita il tappo ed è già pronto per ricominciare (di solito nel giro di due minuti massimo è di nuovo all'opera)
2. il secondo tipo di sniffatore è quello da stick, più moderno, usa muoversi in ambienti maggiormente urbanizzati, non di rado è la commessa o il commesso che ti sta vendendo a prezzi gonfiati la sciarpina di seta. Lui tiene la stecca sempre in mano, tipo un pistolero del far west con la sua pistola o un bullo di strada con il suo coltello a serramanico: quando meno te lo aspetti, mentre ti sta parlando o mentre aspetta tranquillo l'ascensore accanto a te, la mano scatta fulminea, un leggero clic generato dallo scivolare sapiente del pollice fa uscire dal suo involucro l'inhaler, lo porta con movimento lento e aggrazziato alla frogia e aspira delicatamente (i più sfacciati del tipo da inhaler si tappano anche l'altra narice), e respira con vigore, sniffando a tutto spiano. tutto il mestiere viene compiuto senza interrompere un attimo la qualsiasi attività che lo impegnava precedentemente. come lo sniffatore da balsamo tigre, la pausa tra un botta e l'altra non dura quasi mai più di due minuti.
Per tornare al treno, dietro di me sentivo chiacchierare animatamente cosa che mi aveva incuriosito alquanto, ma dopo un massaggio troppo energico avevo un po' di torcicollo e non potevo girarmi quel giorno a sbirciare e ascoltare con più attenzione.

Scrivo un sacco di cavolate e poi non racconto niente dei posti che ho visto... ma vabbé tanto quelli sono un po' ovunque, li raccontano in tutte le salse e molto meglio di me, quindi vi lascio alle sapienti parole di wikipedia su Ayutthaya, ridente cittadina con tempi kmer! (delle vertigini a salirci sopra che non ve le raccomando, pari solo agli attacchi di claustrofobia a infilarcisi dentro per scendere nella minuscola camera interna, dove il concetto di 40 gradi centigradi con tasso di umidità oltre il 95% è un fatto violentemente concreto).

V.

giovedì 4 agosto 2011

Cibo e asfalto

Strade affollate di gente.
Semafori che sono solo un consiglio
Cibo meraviglioso in qualunque angolo della strada
Napoli? No, Bangkok!

Giusto qualche prima impressione sulla capitale della Thailandia:

1. accettate cibo da qualsiasi sconosciuto. Ogni metro di marciapiede ci sono dai due ai sei banchetti che preparano qualcosa da assaggiare. Il problema è riuscire a mangiare tutto senza riempirsi troppo. Al prossimo angolo ci saranno altri sconosciuti che spadellano altre cibarie che dovranno essere assaggiate.
- vecchio bicentenario e il suo pad-thai in foglia di banano vicino al molo di Ratchawong (il vecchio è mobile con il suo carretto dotato di monoruota... non è facile trovarlo! unico indizio: la ressa intorno a lui, fa un pad-thai che non si racconta)
- signora con figlio che fa l'insalata di papaya, tanto buona e tanto piccante da far piangere davanti l'IT centre a Pantip Plaza

2. l'omino che segnala il verde pedonale corre sui semafori di Bangkok. Non sono impazzite le lucine, è un consiglio. I semafori pedonali durano dai 6 agli 8 secondi, dopodiché diventano rossi e non c'è giallo che possa ammortizzare la situazione
- per i tuk-tuk o siete clienti o siete degli ostacoli semoventi che farebbero meglio a togliersi di torno; per tutti gli altri, siete solo degli ostacoli semoventi che farebbero meglio a togliersi di torno
- se vi trovate a camminare sul marciapiede di una strada a senso unico, attenti a tutti quelli che giustamente usano il marciapiede per andare nell'altro senso!

3. l'Italia ha il gorgonzola, la Francia il brie, il Giappone gli umeboshi... la Thailandia ha i durian!
- è morto il gatto su quella sedia? no, il gatto sta bene nel paese dei siamesi (sono tutti seccherelli i gatti, però non si lamentano e la gente li lascia dormire un po' ovunque)... è il banchetto di frutta poco più avanti a fare quell'odore!
- durian, talmente puzzolenti da essere vietati in metro e nei locali chiusi
- durian, gialli e mollicci ti ingannano facendo la faccia da mango ben sigillati nella loro bustina, troppo tardi scopri la verità
- durian, saranno tanto amati dai locali, eppure non ho ancora visto nessuno mangiarne uno... a parte me e Giulio, che eravamo alquanti perplessi e sono stata l'unica cosa che non abbiamo divorato in 5 giorni di viaggio gastronomico (cestino poco più in là si è beccato il nostro durian, e mi dispiace per quelli che abitano lì sopra!)

4. l'albergo nel cuore della zona cinese di Bangkok ci ha insegnato che
- Chinatown è il quartiere che non dorme mai! è troppo impegnato a mangiare... siamo passati alle 7 del mattino e: la signora friggeva in olio imbrunito, il signore coi baffi apriva cocco, il bambino inscatolava fette di cocomero, la vecchietta arrostiva polpette, la tipa cotonata inspiedava calamari, il trans preparava granite, ...
allora siamo passati alle 2 del mattino del giorno dopo e: la signora friggeva ancora con più veemenza in olio nero, il signore coi baffi apriva cocco sopra una pila di cocchi già bevuti, il bambino inscatolava fette di cocomero mentre ormai usciva dalla pubertà, la vecchietta arrostiva polpette e ancora un po' e muore sulla griglia (ma sorride sempre), la tipa cotonata finiti i calamari si era messa a inspiedare pesce-surimi-ostriche-granchi, il trans preparava granite ormai tenuto in piedi solo dal fondotinta, ...
- i Thailandesi mangiano in continuazione. Non c'è stato un solo momento della giornata, con temperature dai 20 ai 40 gradi, pioggia monsonica, siccità o neve che non ci fossero nuguli di persone intente a masticare succhiare addentare leccare ingoiare

5. il cinema in Thailandia, come dice la lonely, è una roba seria, prima dello spettacolo c'è un filmato musicale di 10 minuti di pura propaganda di regime del nuovo millennio con animazioni, inno nazionale, collage di foto e stacchetti video di inaugurazioni, visite ufficiali e sorrisi reali a tutto schermo

e detto questo, per ora me ne vado a dormire che domani si va a Ayutthaya!

V.