Diciamolo chiaro e tondo: era cominciata male; le prime avvisaglie della sola c'erano già state. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe successo in seguito, ma di certo avrei dovuto tenere gli occhi aperti perché si percepiva una falla, da qualche parte l'acqua entrava e quando siamo arrivati in aeroporto ormai ce l'avevo già alle caviglie.
Ero uscito di lavoro con un ritardo terribile, avevo solo 50 minuti per arrivare al gate a fiumicino dai parioli. Armato di carta d'imbarco (in mano a giulio a piazza bologna), valigia piena (a casa a colli albani ancora vuota), fidanzato (con carta d'imbarco a piazza bologna), gruppo di amici (un po' a torpignattara, un po' in giro) e magari anche la pancia piena.
Ho chiamato trafelato Giulio che mi dice serafico: l'appuntamento tra 50 minuti è quello alla stazione dei treni di tuscolana, non il volo. Sei il solito rincoglionito. E i tuoi documenti ce l'ho già io. Ci vediamo lì.
Mi faccio passare la tachicardia, passo da casa, nutro i mici, faccio la valigia. Trovo persino il tempo per una doccia.
Arrivo alla stazione... e mancano Roberta e Jacopo.
Il treno è in anticipo, loro non ci sono.
All'ultimo momento arrivano, saltano sul treno. Siamo tutti. Crisi rientrata.
Treno in Ritardo di 20 minuti, poco grave, dovremmo farcela.
La fila del controllo sicurezza dell'aeroporto comincia a Fiumicino. Fiumicino paese. Arriviamo al primo controllo valigia ormai mummificati dall'attesa. L'hostess di terra azzanna roberta alle gambe: "la sua valigia è troppo grande, la deve imbarcare!". Dieci minuti di "ma no" "ma sì" "ma ci sta" "ma le dico di no" "ma vede che..." "ma non la faccio salire in aereo"...
Alla fine abbandoniamo roberta, da questo momento nominata "l'animale ferito lasciato indietro dal gruppo" e proseguiamo al controllo sicurezza. Leva la cinta, togli gli scarponi con le borchie, togli il chilo di forcine, svuota le tasche, ipad, ipod, iphone, ichecavolocheteseporta. Quindi rivestizione. Borchie forcinate, itutto, cinta, pantalone, documenti.
L'aereo? Ha 10 minuti di ritardo. Roberta può farcela.
Ci raggiunge e andiamo avanti. Lei impoverita di 50€, noi un po' più sfatti di prima.
Finalmente al gate. L'aereo ha 40 minuti di ritardo. La fame prende il sopravvento. Da spizzico? Anche questa fila comincia a Fiumicino paese. L'unica è il chiosco dei vini toscani. Una bruschetta al pomodoro, 13€. Magari un bicchiere di chianti a stomaco vuoto fa al caso mio. Butto giù il vino e inizia lo sverno verso il gate. Consegno la carta d'imbarco e il passaporto, "la valigia a mano deve essere solo una". Vabbè ma è solo una tracolla.
"Solo una".
Riapri valigia, infila borsina, salva l'ipad che si spiaccica, rimetti dentro la sciarpa che è uscita fuori. Richiudi valigia. Pronto. Passo il gate.
Salgo sul pulmino, stiamo fermi per un altro quarto d'ora. Arrivo sull'aereo strafatto di vino e stanchezza. Quasi contento.
"carta d'imbarco e documento prego".
Devono essere in tasca.
No.
Devono essere in valigia.
No.
Devono essere sulla scrivania dell'hostess di terra, al gate.
Sì. Le hai poggiate lì per mettere la tracolla nella valigia e non le hai riprese.
"guardi sono al gate, qui dietro"
"mi dispiace ma senza non posso farla partire"
"sì certo, tra l'altro il documento mi serve domani mattina che ho il volo per la svezia, però è qui dietro, non si può andare a prenderlo?"
"no, non si può. Siamo in ritardo, se vuole possiamo farla volare lo stesso se sta seduto qui con me"
Ce sta a provà?
"ho capito, ma che ci vengo a fare a Venezia se poi non ho il documento per andare in Svezia?"
"mi dispiace deve scendere"
"ma scusi il mio documento è qui dietro, basta andare a prenderlo"
"la faccio accompagnare"
Troia.
Mi scaricano su un pulmino.
L'aereo decolla. Io sono a terra.
Ma non mi scoraggio. Controllo i treni!
Meno di un'ora per arrivare a termini e prendere un ICnotte per Venezia.
"caro aiutista del pulmino, ma che mi può portare al gate da dove sono partito che ho il documento lì e sarei un po' in ritardo e..."
"no"
"ma scusi è qui a 200 metri.."
"no, la porto agli arrivi"
"ma devo ancora partire!"
Il caro autista del pulmino mi scarica agli arrivi. A chilometri di aeroporto di distanza dal gate da cui non ero partito.
Attraverso l'aeroporto di corsa con la valigia al seguito. Arrivo al gate e trovo l'hostess di terra che se ne sta andando con in mano il mio passaporto.
"ah! Il mio documento!"
"è suo"
"e sì, vede la foto?"
"mi dispiace ma ormai devo portarlo in questura non glielo posso dare così"
E qui ho deciso che il karma mi dava una sola chance per uscire da questo delirio: la supremazia fisica.
Con mossa felina le sono saltato addosso e le ho strappato il passaporto di mano.
Vile, me la sono poi data a gambe con lei che mi strillava dietro.
Arrivo alla stazione dei treni di Fiumicino. Saluto la gente in fila per il controllo sicurezza dell'aeroporto e corro alla macchina dei biglietti. Il treno per termini è, ovviamente, in partenza.
Tedesco in fila all'unica macchina per i biglietti funzionante.
"kome le funziona kvesto koso?"
Traccheggia spingendo bovinamente l'icona di trenitalia, cercando risposte che non poteva dargli.
Mi metto accanto a lui, il volto trasfigurato: una maschera di sudore e isteria.
"si tolga! Dove cazzo va?"
"termini..."
"mi segua!"
Compro i biglietti: per lui, per me e per venezia.
carico il tedesco sul treno.
Vado due carrozze più in là e mi lascio andare a un momento di disperazione.
Arrivato a termini ritrovo il tedesco, lo scarico nel primo mcdonald's che vedo e mi rifugio dal primo indiano che trovo a cercare conforto in delle lenticchie al curry e naan.
Mezz'ora dopo salgo sul mio ICnotte. Affranto, chiamo Giulio. Loro a Venezia, sani e salvi, a cena fuori. Io solo, puzzolente di sudore e curry, i capelli un cespuglio informe, il passaporto un cencio, la valigia sbattuta su tutti i muri e i marciapiedi di termini e fiumicino. Tanto stanco che non ricordo nemmeno perché pensavo di fare un finesettimana riposante in Svezia.
Cuccetta del treno.
Al piano di sotto uomo di 50 anni. Ovviamente russa. Ovviamente gli puzzano i piedi.
Accanto a lui, donnina bionda (scopro poi essere finlandese, madre di...)
Bambino tredicenne al piano di sopra, accanto a me.
Mi lascio rapire l'ipad per instaurare un rapporto umano che non implichi burocrazie dementi.
Anche loro vanno in Svezia. Stesso volo. Bene! Scendiamo insieme allora. Mettiamo tre sveglie diverse per essere sicuri di alzarci alle 5 del mattino. Li istruisco a dovere, da buon autoctono accogliente.
Dopo una notte difficile suona un concerto di sveglie che pure quello sotto di me decide finalmente di mettere i piedi sotto le coperte e darci respiro.
Salto giù dal letto, recupero scarponi, valigia e finlandese, madre e figlio. Arrivo alla porta del treno che si sta giusto fermando il convoglio. Scendo. Loro due fermi sulle scalette.
"scendete maledizione!"
Il bambino tredicenne accende il game boy.
"che fate? Scendete maledizione"
Inizia un nuovo quadro e dice "Padoa"
"ma insomma che vi prende? Questo riparte! Avanti!"
"Padoa" il bambino, glaciale, nemmeno alza lo sguardo.
Io ero un pazzo. Sbavavo, praticamente Medea un attimo prima di mangiare i figli.
"scendete cazzo!"
Si affaccia la madre che il capotreno sta fischiando "siamo a padova, non a mestre, vedi?"
Indica un cartello alle mie spalle.
Le nebbie venete delle 5 del mattino si diradano e mostrano una scritta mostruosa: PADOVA.
Lancio il trolley sopra la testa del bamboccio e mi getto ai suoi piedi mentre si chiude la porta.
Quando parte il treno la mia dignità è sparita.
Il capotreno passa e mi fa
"ti hanno fatto alzare mezz'ora prima eh? Sti stranieri... Che non lo sanno che li avrei svegliati io al momento giusto?"
"eggià... Sciocchi..."
Il resto del viaggio si consuma in silenzio. Solo la musica del gameboy aleggia su di noi.
Scesi a Mestre i due mi salutano e si allontanano con sicurtade scandinava.
Io inizio a vagare tra le nebbie di cittadine in cerca dell'albergo dove il mio letto pagato e mai usato mi aspetta per una mezz'ora di sonno.
Dopo aver dirottato il Lufthansa con un cellulare, Easy Jet mi ha fatto scontare il debito.
A quando il prossimo volo?
V.